Indice

1. Che cos’è la narcolessia?

2. Quali sono le principali cause di narcolessia?

3. Come si diagnostica la narcolessia?

4. Come trattare la narcolessia?

1. Che cos’è la narcolessia?

La narcolessia è un disturbo neurologico cronico che influisce sulla capacità del cervello di regolare i cicli di sonno-veglia. Le persone affette da narcolessia sperimentano una sonnolenza eccessiva durante il giorno e possono avere improvvisi episodi di sonno, anche in situazioni inappropriate o pericolose.

Oltre alla sonnolenza diurna, la narcolessia è caratterizzata da altri sintomi principali:

  • Cataplessia: è un’improvvisa perdita del tono muscolare, che può essere scatenata da emozioni intense come il riso, la sorpresa o la rabbia. Durante un episodio di cataplessia una persona può crollare o avere difficoltà a parlare, ma rimane cosciente
  • Allucinazioni ipnagogiche e ipnopompiche: si tratta di allucinazioni vivide, che si verificano quando ci si addormenta (ipnagogiche) o ci si sveglia (ipnopompiche)
  • Paralisi del sonno: è un’incapacità temporanea di muoversi o parlare, che si verifica mentre ci si sta addormentando o svegliando.

2. Quali sono le principali cause di narcolessia?

Le principali cause della narcolessia non sono ancora completamente comprese, ma si ritiene che coinvolgano una combinazione di fattori genetici, neurobiologici e ambientali. Le principali cause e fattori di rischio associati alla narcolessia sono:

  • Carenza di ipocretina: una delle cause più significative della narcolessia, specialmente della narcolessia con cataplessia, è la carenza di ipocretina, un neurotrasmettitore prodotto nell’ipotalamo che aiuta a regolare la veglia e il sonno REM. La perdita delle cellule che producono ipocretina è associata a questo disturbo
  • Genetica: la narcolessia può essere influenzata da fattori genetici, perché circa il 10% delle persone con narcolessia ha un parente stretto con sintomi simili. Inoltre, la maggior parte delle persone con narcolessia condivide una specifica variazione genetica del complesso HLA (Human Leukocyte Antigen), in particolare l’allele HLA-DQB1*06:02. Tuttavia, questa variazione genetica è comune anche in persone senza narcolessia
  • Fattori autoimmuni: alcuni studi suggeriscono che la narcolessia possa essere una malattia autoimmune, dove il sistema immunitario attacca erroneamente le cellule produttrici di ipocretina. Infezioni come quelle causate da streptococco o influenza sono state collegate a un aumento dei casi di narcolessia, suggerendo un possibile innesco immunitario
  • Fattori ambientali: alcuni fattori ambientali possono aumentare il rischio di sviluppare narcolessia. Ad esempio, le lesioni cerebrali o condizioni che influiscono sul sistema immunitario possono giocare un ruolo nel far precipitare la malattia in persone predisposte geneticamente
  • Disturbi del sonno e stress: anche se non sono cause dirette, un sonno inadeguato o disturbato e stress elevato possono esacerbare i sintomi della narcolessia e possono contribuire a svelare la malattia in persone predisposte.

La combinazione di questi fattori suggerisce che la narcolessia è un disturbo complesso con molteplici determinanti. La ricerca continua a esplorare le precise interazioni tra genetica, neurobiologia e fattori ambientali per meglio comprendere e trattare questa condizione.

3. Come si diagnostica la narcolessia?

La diagnosi di narcolessia è un processo che richiede una valutazione approfondita. Ecco i principali passaggi:

  • Anamnesi medica: il medico inizia la sua analisi con un’accurata anamnesi medica e una descrizione dettagliata dei sintomi. Al paziente verranno poste domande riguardanti sonnolenza diurna, episodi di sonno improvviso, cataplessia, allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche, e paralisi del sonno
  • Questionari sul sonno: vengono utilizzati strumenti standardizzati, come l’Epworth Sleepiness Scale (ESS), per quantificare la gravità della sonnolenza diurna e valutare altri aspetti del sonno
  • Diario del sonno: al paziente può essere richiesto di tenere un diario del sonno per una o due settimane, annotando i tempi di sonno e veglia, i pisolini, e altri eventi rilevanti legati al sonno
  • Actigrafia: viene spesso usata insieme al diario del sonno. Consiste nell’indossare un dispositivo simile a un orologio che monitora i movimenti per stimare i periodi di sonno e veglia
  • Polisonnografia notturna: questo esame viene effettuato durante la notte in un laboratorio del sonno. Misura vari parametri fisiologici durante il sonno, come le onde cerebrali (EEG), i movimenti oculari, il tono muscolare, la frequenza cardiaca e la respirazione. Serve a escludere altri disturbi del sonno, come l’apnea notturna
  • Multiple Sleep Latency Test (MSLT): questo test viene eseguito il giorno successivo alla polisonnografia notturna. Misura la rapidità con cui una persona si addormenta durante diversi brevi pisolini programmati nell’arco della giornata (tipicamente cinque sessioni ogni due ore). Le persone con narcolessia tendono ad addormentarsi molto rapidamente e ad entrare in sonno REM in modo anormalmente precoce (entro 15 minuti)
  • Esami del sangue: in alcuni casi, possono essere effettuati esami del sangue per cercare il marker genetico HLA-DQB1*06:02, che è associato alla narcolessia, soprattutto quella con cataplessia.

La combinazione di questi test e valutazioni consente di diagnosticare accuratamente la narcolessia, distinguendola da altri disturbi del sonno e determinando il trattamento più appropriato per il paziente.

4. Come trattare la narcolessia?

Trattare la narcolessia richiede un approccio integrato che mira a gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita. I principali approcci terapeutici utilizzati nel trattamento della narcolessia sono:

  • Farmaci: per combattere la sonnolenza diurna eccessiva, vengono spesso prescritti farmaci stimolanti. Modafinil e armodafinil sono tra i più usati perché sono generalmente ben tollerati e hanno un rischio minore di dipendenza rispetto ai farmaci più vecchi. In alcuni casi, vengono utilizzati anche il metilfenidato e le anfetamine, che possono essere molto efficaci ma presentano un maggiore rischio di effetti collaterali e dipendenza. La cataplessia può essere trattata con diversi farmaci. Il sodio oxybate è particolarmente efficace non solo nel trattare la cataplessia, ma anche nel migliorare il sonno notturno e ridurre la sonnolenza diurna. Altri farmaci usati per la cataplessia sono antidepressivi triciclici come la clomipramina e l’imipramina, e antidepressivi come la fluoxetina e la venlafaxina, che aiutano anche a gestire le allucinazioni ipnagogiche e la paralisi del sonno
  • Cambiamenti nello stile di vita: adottare abitudini di sonno regolari è fondamentale. Mantenere un orario fisso per andare a letto e svegliarsi può fare una grande differenza. È utile anche programmare brevi pisolini durante il giorno, di circa 15-20 minuti, per ridurre la sonnolenza diurna. Anche una dieta equilibrata e l’esercizio fisico regolare possono migliorare la qualità del sonno e il benessere generale. È consigliabile evitare pasti pesanti o ricchi di carboidrati prima di andare a letto e limitare l’assunzione di alcool e nicotina, soprattutto nelle ore serali, poiché queste sostanze possono interferire con il sonno
  • Supporto psicologico e educazione: la narcolessia può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana e sulla salute mentale, di conseguenza il supporto psicologico può essere molto utile. Partecipare a gruppi di supporto o seguire una consulenza psicologica può aiutare a gestire lo stress e le sfide emotive legate alla condizione. È anche importante che il paziente e i suoi cari comprendano la narcolessia e i suoi sintomi: educare la famiglia e gli amici può creare un ambiente di supporto che facilita la gestione della condizione
  • Adattamenti sul lavoro e a scuola: nel contesto lavorativo, potrebbe essere necessario fare alcune modifiche, come prevedere pause regolari per brevi pisolini o avere orari di lavoro flessibili. È importante comunicare apertamente con i datori di lavoro riguardo alle necessità legate alla narcolessia. Per gli studenti, possono essere necessari adattamenti come tempi di esame estesi o pause durante le lezioni per gestire meglio i sintomi
  • Gestione a lungo termine: è importante infine avere un follow-up regolare con un medico specialista del sonno, per monitorare l’efficacia del trattamento e fare eventuali aggiustamenti. Tenere un diario del sonno può aiutare a monitorare i sintomi e l’efficacia delle strategie di gestione.

Le informazioni contenute nel Sito hanno esclusivamente scopo informativo, possono essere modificate o rimosse in qualsiasi momento, non possono in nessun caso sostituire una diagnosi o la prescrizione di un trattamento. Si raccomanda di chiedere sempre il parere del proprio medico curante e/o di specialisti riguardo qualsiasi indicazione riportata. Se si hanno dubbi o quesiti sull’uso di un medicinale o di un integratore è necessario consultare il medico o il farmacista.

 

 

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